Don McCullin: Oltre l'Obiettivo

© Don McCullin - Early Morning at the Kumbh Mela, Allahabad, India, 1989

© Don McCullin - Early Morning at the Kumbh Mela, Allahabad, India, 1989

Don McCullin classe 1935, londinese di nascita, fotoreporter di professione, riceve numerosi riconoscimenti internazionali tra i quali il World Press Photo nel 1964.

Il mondo viscerale e intenso di questo ormai leggendario fotografo è andato in scena al Palazzo delle Esposizioni di Roma. Con oltre 250 opere che abbracciano sei decenni di carriera, l'esposizione cattura il suo inconfondibile stile, testimonianza di momenti epocali e al contempo riflessione sulla bellezza nascosta tra le ombre oscure dell'uomo.

Esordi - La Street Photography a Londra e il Muro di Berlino

McCullin emerge dalla Londra degli anni '50, catturando la vita nei quartieri popolari con uno sguardo crudo e autentico. Il fotografo si distingue subito per la sua capacità di immortalare la realtà di strada. Mentre il suo reportage sulla costruzione del Muro di Berlino nel 1961, che costituisce un viaggio senza censure nella tensione geopolitica dell'epoca, verrà pubblicato da molti magazine e lo porterà alla notorietà.

Guerra e conflitti - L'occhio indomabile nelle zone di crisi

Il cuore della mostra si svela nelle immagini strazianti di McCullin dalle zone di guerra. Da Cipro al Congo, dal Vietnam al Libano, l'obiettivo del fotografo si trasforma in un testimone silente delle sofferenze umane. Le icone di momenti critici come l'Irlanda del Nord, l'Iraq e la Siria sono immortalate con una potenza visiva che scuote gli animi degli spettatori. Emblematiche sono le sue parole, che ci fanno comprendere come la fotografia per lui non è solo un mestiere per sopravvivere: “Non faccio ciò che faccio come fotografo ma come essere umano. Cerco di valutare ciò che fotografo non in quanto fotografo, ma in quanto persona, essere umano, e la fotografia con questo non c'entra nulla. È semplicemente una cosa che ho imparato, solo un modo di comunicare”.

Immagini documentarie - La denuncia sociale

McCullin abbraccia la fotografia documentaristica per narrare storie di povertà, fame e oppressione. Sia nel Regno Unito che all'estero, le sue immagini penetrano nelle sfaccettature della vita, sottolineando la necessità di una consapevolezza globale. Attraverso l'obiettivo, Don McCullin diventa voce di coloro che sono spesso dimenticati, gli ultimi, coloro che non hanno voce. McCullin ci invita a riflettere sulla realtà attraverso la fotografia: “Fotografare non vuol dire semplicemente scattare. Ha a che fare con l'esperienza di essere lì. Nelle mie fotografie metto quelli che sono i principi che ho in testa e quello che mi propongo di fare. Ci metto il senso di ciò che sono e di ciò che ho visto. Ci metto dentro la mia identità…”.

Paesaggi - L'Anima Intima del Fotografo

Nel ritratto di paesaggi, soprattutto nel suo amato Somerset, dove attualmente vive, McCullin svela un lato intimo e poetico allo stesso tempo. L'artista sfida gli stereotipi, portando la sua sensibilità inquieta anche in contesti apparentemente tranquilli. I paesaggi della brughiera inglese si trasformano in visioni angosciose con cieli neri e nuvole tempestose, come se le immagini della guerra lo seguissero come fantasmi del passato e aleggiassero sopra i prati inglesi.

L’Impero romano - alla ricerca del bello

La serie più recente di McCullin si focalizza sui resti dell'Impero romano principalmente nel nord Africa e in Anatolia, un’esplorazione delle tracce della storia. E’ un invito a documentare e riflettere sulle tracce del passato che in molti casi sono state poi distrutte dalle rivoluzioni delle primavere arabe. Attraverso uno sguardo artistico, McCullin ci indica nello studio delle antiche rovine romane una possibile redenzione dell’uomo, alla ricerca di una pace e di una bellezza assoluta e non effimera, che ci riporti alle nostre origini.

In conclusione, la mostra di Don McCullin al Palazzo delle Esposizioni di Roma ci porta in un viaggio emozionante tra gli estremi del nostro mondo. Attraverso la sua camera fotografica, McCullin ci ha portato dall'orrore al sublime. La sua abilità nel trasmettere emozioni attraverso le immagini è senza eguali. In questa esposizione, il visitatore si trova immerso in un'odissea visiva, un richiamo a riflettere sulle molteplici sfaccettature della nostra esistenza.

Don McCullin, con il suo straordinario talento, continua a dimostrare che la fotografia può essere più di un semplice medium artistico, diventando un potente mezzo di comprensione e connessione tra gli uomini.

Don McCullin

Don McCullin

Don McCullin è nato nel 1935 a Finsbury Park, a Londra, ed è oggi riconosciuto come uno dei più grandi fotografi del mondo. McCullin ha iniziato la sua carriera con una reflex biottica Rolleicord negli anni Cinquanta a Londra, e le sue foto, che ritraevano con una certa crudezza amici ed eventi locali, come ad esempio quella di una famigerata gang del suo quartiere, hanno subito suscitato l’interesse dei direttori delle riviste per il suo innato talento, procurandogli un lavoro al The Observer. Durante tutta la sua carriera, la sua passione di rappresentare l'ingiustizia e la povertà non è mai venuta meno, e si è tradotta in lunghe frequentazioni delle zone povere di Londra e del nord dell'Inghilterra, per le quali è stato riconosciuto come uno dei più importanti fotografi documentaristi britannici.

Tra il 1966 e il 1984, McCullin ha lavorato principalmente per il The Sunday Times Magazine, all'epoca all'avanguardia del giornalismo critico e di inchiesta, che pubblicava ampi reportage riccamente illustrati. Tuttavia, le sue fotografie più apprezzate sono quelle che mettono in luce i terribili costi umani delle guerre in Vietnam e in Cambogia, da lui ampiamente documentate. Per riuscire a catturare queste immagini, allo stesso tempo intime e strazianti, McCullin è sempre stato disposto a correre rischi enormi.

Don McCullin è autore di oltre una dozzina di libri e le sue opere sono presenti in numerose collezioni pubbliche e private di tutto il mondo.

Nel corso degli anni, gli sono stati conferiti molti riconoscimenti, tra cui i prestigiosi premi del World Press Photo, il Cornell Capa Award dell'International Centre for Photography di New York per il contributo dato alla fotografia nella sua intera vita nel 2006, il Lucie Award per i suoi successi nel campo del fotogiornalismo nel 2016, nonché il premio alla carriera dell'International Centre for Photography nel 2020.

Nel 1993 è stato il primo fotoreporter a essere nominato Comandante dell'Ordine dell'Impero Britannico (CBE) e in seguito nel 2017 è stato insignito del titolo onorifico di baronetto.

Attualmente vive con sua moglie Catherine nel Somerset.