Dorothea Lange: "L’anima dell'America”

12_Dorothea Lange, Madre migrante, Nipomo, California, 1936

© Dorothea Lange, Madre migrante, Nipomo, California, 1936

Nel cuore della vivace Torino, un evento ha catturato l'essenza cruda e autentica dell'America attraverso l'obiettivo magistrale di Dorothea Lange. Questa mostra straordinaria, tenutasi a settembre 2023, ha trasportato gli spettatori in un viaggio attraverso il tempo e lo spazio, offrendo una visione profonda e intima delle classi più povere al tempo della Grande Depressione.

Lange nel 1936, viene assunta dalla Farm Security Administration (FSA) per documentare la vita rurale americana. Fu il presidente Franklin Delano Roosevelt a volere questo programma della FSA per mostrare all'opinione pubblica le condizioni delle classi meno abbienti e quindi proporre una politica economica passata alla storia col nome di New Deal; vennero assunti molti fotografi tra i quali Walker Evans, Dorothea  Lange, Ben Shahn, Russell Lee, Carl Mydans, Willard Van Dike, Jack Delano, Marion Post Wolcott, etc.

In seguito alla crisi finanziaria del 1929 tante imprese fallirono e molte persone perdettero il lavoro e furono costrette a migrare verso Ovest in stato di assoluta povertà, per cercare lavoro come braccianti nelle piantagioni di cotone, tabacco e mais.

È in questo contesto che Lange realizza alcune delle sue immagini più iconiche, inclusa la celebre fotografia "Migrant Mother", che ritrae una madre immigrata di fronte a un campo di lavoro con i suoi figli, simbolo della lotta e della dignità del popolo americano durante la Grande Depressione. Un’immagine divenuta iconica perché fra l’altro richiama l’archetipo figurativo della madonna col bambino.

In questa vicenda Lange denuncia anche le discriminazioni dei neri; nonostante Roosevelt in quegli anni avesse emanato un primo atto per contenere le discriminazioni razziali, il divario nella società era molto forte.

Oltre al suo lavoro sulla FSA, Lange documenta anche gli internamenti dei cittadini di origine giapponese durante la Seconda Guerra Mondiale, evidenziando gli effetti devastanti delle politiche discriminatorie del governo americano. Questa serie di fotografie, nota come "Manzanar", dal nome di uno dei campi d’internamento, evidenzia il suo impegno per la giustizia sociale.

In questo frangente Dorothea Lange viene discriminata dall'esercito americano, e le verrà impedito di compiere il suo lavoro di reportage in modo autonomo, nei campi di detenzione, in quanto il suo lavoro di denuncia sociale della discriminazione di una parte della società fu osteggiato. Molte di queste fotografie che lei riuscì a scattare nei campi di detenzione furono infatti requisite e pubblicate parecchi anni dopo.

L'eredità di Dorothea Lange

Dorothea Lange non è solo una fotografa, ma una voce per i senza voce. La sua eredità risplende attraverso ogni fotogramma, ognuno un racconto senza tempo della condizione umana. Nel cuore della Grande Depressione americana fra le due guerre mondiali, Lange sollevò la macchina fotografica per catturare la verità nuda e cruda della vita americana della classe media, che in seguito alla crisi economica del 1929, si è impoverita a tal punto da essere costretta a migrare verso Ovest per lavorare come braccianti agricoli per i latifondisti.

Attraverso gli occhi della sua lente, vediamo la fatica dei lavoratori migranti, la disperazione dei senza tetto, la dignità dei contadini che lottano per il loro sostentamento. Ogni scatto è un monumento alla resistenza umana, un riflesso delle loro lotte e speranze.

Emozioni e riflessioni sull'opera fotografica di Lange

Studiare l’opera di Dorothea Lange è come immergersi in un mare di emozioni contrastanti. Le sue fotografie non sono semplici immagini; sono finestre aperte su mondi sconosciuti, storie non raccontate che ci toccano nel profondo. 

Davanti allo sguardo disperato di una madre senza lavoro, sentiamo il peso dell'incertezza e della paura. Nella determinazione incrollabile di un contadino, vediamo la forza dell'animo umano di fronte alle avversità. Ogni foto è un'opportunità per riflettere sulle nostre vite, sulle nostre comunità e sul mondo che ci circonda. È un invito a confrontare le nostre realtà con quelle rappresentate nelle immagini di Lange, a chiederci cosa possiamo imparare e come possiamo fare la differenza.

Anche dopo decenni, il lavoro di Dorothea Lange continua a illuminare il cammino verso la comprensione e la compassione. Le sue fotografie non sono solo documenti storici; sono richiami all'azione, richieste di giustizia e uguaglianza. Le sue immagini ci seguono, ricordandoci che le lotte del passato sono ancora vive nel presente. 

Ci spingono a chiederci cosa possiamo fare per onorare il suo lavoro, per continuare la sua missione di dare voce ai senza voce. L’opera di DorotheaLange non è solo un tributo al passato; è una chiamata all'azione per il futuro, un promemoria per tutti, che possiamo e dobbiamo fare meglio.

 

Ritratti di Dignità e Sofferenza

Nel vasto panorama della fotografia reportagistica, pochi fotografi hanno saputo cogliere la miseria economica con la stessa profondità e compassione di Dorothea Lange. Le sue immagini non erano solo resoconti visivi della Grande Depressione e delle sue conseguenze, ma piuttosto ritratti eloquenti di una nazione che lottava per mantenere la propria dignità in tempi di grande difficoltà.

Dorothea Lange non si limitava a catturare scene di povertà e disperazione; piuttosto, attraverso il suo obiettivo, riusciva a trasformare questi momenti in testimonianze di resistenza e forza interiore. I suoi ritratti ambientati erano veri e propri atti di testimonianza sociale, che narravano storie di perdita e sconfitta, ma anche di coraggio.

Nei volti rugosi dei lavoratori migranti e nelle mani consunte dei contadini, Lange trovava la materia prima per le sue opere d'arte. Ogni dettaglio, dall'espressione negli occhi alla postura del corpo, raccontava una storia di lotta e speranza. Nei campi di lavoro, tra le baracche dei senza tetto e lungo le strade polverose, Lange scopriva la vera essenza dell'umanità: una forza indomita che persiste nonostante le avversità.

I suoi ritratti non erano semplici testimonianze di povertà; erano manifesti di dignità. Lange era maestra nel catturare la nobiltà d'animo delle persone che ritraeva, anche nelle circostanze più avverse. Nei loro sguardi determinati e nei gesti fieri, emerge un senso di orgoglio e dignità che sfidava le condizioni avverse in cui queste persone si trovavano.

Attraverso i suoi ritratti, Lange ci invita a guardare oltre la superficie della povertà e a riconoscere la complessità e la ricchezza dell'esperienza umana. Ci ricordava che, anche nelle situazioni più difficili, esiste una bellezza e una dignità intrinseche che meritano di essere celebrate e rispettate.

Ogni ritratto di Lange è un richiamo alla nostra responsabilità collettiva di riconoscere e rispettare la dignità di ogni individuo, indipendentemente dalla loro condizione economica o sociale. Attraverso il suo lavoro, Lange ci ha insegnato che la vera grandezza risiede nella capacità di resistere e prosperare nonostante le avversità, e che il rispetto e la dignità umana è un diritto inalienabile che va difeso e preservato ad ogni costo.

Dorothea Lange, con la sua maestria, ha saputo trasformare l'attrezzatura fotografica a sua disposizione in strumenti per catturare l'anima dell'America. Durante la sua carriera, Lange ha utilizzato fotocamere di medio formato e reflex a telemetro.

La sua fotocamera di medio formato, Graflex Speed Graphic, forniva una risoluzione superiore e una maggiore flessibilità compositiva rispetto alle reflex, consentendole di catturare molti dettagli e sfumature.

Inoltre, Lange spesso utilizzava anche una reflex Leica a telemetro, per le sue immagini più informali, spontanee e situazioni di vita quotidiana dove non doveva attirare troppo l’attenzione.

Indipendentemente dall'attrezzatura specifica utilizzata, Lange era maestra nell'utilizzare la luce e la composizione per creare immagini potenti ed evocative. Il suo occhio per il dettaglio e la sua sensibilità verso i soggetti le hanno permesso di trasformare scene ordinarie in capolavori fotografici che ancora oggi continuano a ispirare e commuovere.

Conclusione

La fotografia di Dorothea Lange è un'esperienza che è in grado di toccare le corde più profonde del nostro essere. Attraverso le sue immagini, Lange ci ha insegnato che la vera bellezza risiede nella verità e nella resistenza dell'anima umana. Che possiamo imparare, crescere e sperare, anche nei momenti più bui. Che, alla fine, siamo tutti parte della stessa storia, intrinsecamente connessi da quella che Lange ha così magnificamente catturato: l'umanità nel suo stato più autentico.

 

Dorothea Lange

Nata il 26 maggio 1895 a Hoboken, New Jersey, Lange ha trascorso la sua infanzia nella città prima di trasferirsi in California con la sua famiglia all'età di dodici anni. Questo trasloco segnerà l'inizio di un percorso che la porterà a diventare una delle fotografe reportagiste più influenti del suo tempo.

Dopo aver studiato pittura e fotografia all'Accademia di Belle Arti di San Francisco, Lange inizia la sua carriera professionale come fotografa, guadagnandosi la reputazione di abile ritrattista. Tuttavia, è durante la Grande Depressione che Lange trova la sua vera vocazione come fotografa di reportage. Attratta dalla sofferenza e dalla disperazione che circondava il suo ambiente, Lange si immerge nei quartieri poveri di San Francisco, catturando immagini crude e toccanti della vita quotidiana durante quegli anni difficili.

A partire dal 1936 comincerà a lavorare per la Farm Security Administration per documentare la vita dei migranti agricoli nello stato della California. Nel 1947 partecipa alla fondazione dell’Agenzia fotografica Magnum. Ma la carriera di Lange va oltre il suo lavoro di reportage. Nel corso degli anni, continua a fotografare e a insegnare, diventando un'icona nel mondo della fotografia. La sua influenza si estende ben oltre la sua morte nel 1965, continuando a ispirare fotografi, artisti e attivisti per generazioni.