Enrico Magri: il punto di vista “eccentrico” della fotografia

© Enrico Magri - Milano, casa Milan

© Enrico Magri - Milano, casa Milan

Ho avuto il piacere di incontrare Enrico Magri nel suo studio fotografico di Milano, un luogo che ha subito stimolato la mia curiosità. Uno spazio per lavorare ma anche un archivio di opere e ricordi di una vita dedicata all'illustrazione e alla fotografia: funzionale ma anche estremamente affascinante. Enrico mi ha accolto calorosamente, disponibile a condividere la sua lunga e originale storia professionale.

Ciao Enrico, come hai scoperto la passione per il disegno e la fotografia?

Da bambino, appena in grado di maneggiare la matita, passavo intere giornate a disegnare. Avevo sempre la matita e un foglio di carta a portata di mano. Disegnavo di tutto. La fotografia arriva dopo, a quattordici anni, quando ho imparato il processo fotografico, nei pomeriggi dopo la scuola, aiutando l’ottico di famiglia in camera oscura in cambio di attrezzature e rulli. Avere accesso illimitato ai materiali e agli strumenti mi ha dato la possibilità di conoscere profondamente il processo fotografico.

Che esperienza è la camera oscura cosa ti ha insegnato?

La stampa in camera oscura è un processo artigianale e artistico che permette di trasformare un negativo fotografico in una stampa su carta sensibile. Si tratta di un’attività affascinante e creativa, che richiede però tempo, pazienza e attenzione. Ed anche un po’ di conoscenza della chimica. Questa esperienza ha condizionato la mia vita e contaminato il mio stile fotografico.

Quando inizia la tua esperienza professionale?

Dopo il liceo artistico vengo assunto come illustratore da Amleto Dalla Costa, proprietario di un’importante agenzia di pubblicità degli anni Settanta. L’agenzia dispone di uno studio fotografico molto attrezzato, dove imparo la tecnica e la gestione di macchine fotografiche di grande formato. Ho fotografato anche durante il servizio militare. Finito il periodo in leva, al mio ritorno a casa, mi era ormai chiaro che volevo diventare un fotografo professionista e che quella era l’attività della mia vita.

Parlaci del disegno. Rimane parte della tua vita?

Ho aperto il mio studio fotografico a ventiquattro anni, ma non ho mai smesso di disegnare. Ho pubblicato fumetti di fantascienza e inventato personaggi. Ho realizzato due soggetti comici per Arti Grafiche Ricordi che sono stati utilizzati in una edizione a fascicoli destinata all’insegnamento del linguaggio Basic del Commodore VIC20 e 64, intitolata “Il computer direttamente dal computer”. È stato un successo: la collana è stata venduta in moltissime copie nelle edicole di diversi paesi europei.

Dal tuo lavoro traspare una grande voglia di sperimentare in tecnica e materiali. Perché?

In un momento storico nel quale avere una specializzazione in un settore fotografico sembra necessario, ho preferito dedicarmi alla ricerca, così da realizzare una proposta commerciale ed editoriale nuova e di qualità.

Sei stato anche docente di fotografia.

Si. Essere paziente ed estroverso mi ha aiutato nell’attività di formazione fotografica che ha arricchito nel tempo la mia attività professionale. Durante i molti anni passati insegnando nelle scuole serali comunali, mi sono gratificato e arricchito del contatto con i veri appassionati di fotografia. Persone che ancora oggi ho il piacere di incontrare.

Il digitale ha cambiato tutto e tutti ma non il tuo modo di lavorare. Perche?

L’avvento del digitale nella produzione fotografica commerciale non mi ha distratto dall’utilizzo di supporti classici analogici che considero più adatti al mio stile di produzione di immagini fotografiche artistiche destinate all’arredamento di interni. Attualmente rappresento e promuovo, con la mia galleria LabOldArt, antiche tecniche di ripresa e stampa per LabOldTech, azienda leader in Italia per la fornitura di tutta la chimica necessaria per la produzione di immagini di grande qualità e dall’indiscutibile appeal artistico.

E il tuo stile?

Non ho mai abbandonato il sistema analogico, rendendomi conto che la bulimia fotografica consolidata dall’utilizzo dei social media ha decisamente ridotto l’attenzione che il pubblico offre alla visione delle immagini. Ogni giorno vengono pubblicate miliardi di immagini digitali che quasi mai vengono stampate e consolidate su un supporto materico

Presentaci il tuo progetto “Eccentrico”. Mi ha colpito la creatività e tecnica. Ma anche la qualità della stampa, frutto di anni di esperienza e conoscenza dei materiali di laboratorio.

“Eccentrico” è prodotto con tecnica di multi-esposizione su pellicola bianco e nero. Le riprese sono eseguite a mano senza cavalletto. Da quindici a trentacinque scatti in sequenza con pellicola bianco e nero 24x36 e medio formato 50/100 ASA. Le macchine sono la Hasselblad C/M, la Nikon F/FM2 e la Adox Mess Golf 6x6. È un’attrezzatura vintage, ma l’unica in grado di eseguire le impressioni multiple alle condizioni estreme richieste dal progetto.

Attraverso questa tecnica di ripresa, hai prodotto delle immagini che stampi su carta pregiata dal sapore grafico e pittorico. Per poter cogliere lo stile dinamico del dettaglio e del soggetto rappresentato siamo piacevolmente costretti a soffermarci sull’immagine. Provate a farlo anche voi lettori visualizzando la galleria fotografica della nostra rivista.

Grazie Enrico e a tutti Buona visione!