Gian Butturini - Il fotografo degli ultimi

Copertina libro London
29 Settembre 2021

Per comprendere l’opera di Gian Butturini è necessario conoscere la sua biografia, che vi proponiamo in una versione sintetica in allegato. 

Come si può desumere dai fatti più importanti della sua biografia, Butturini è un fotografo socialmente e politicamente impegnato che ha sempre fatto controinformazione al servizio delle persone più deboli cercando di diffondere messaggi etici.

LONDON è un libro rivoluzionario non solo per i citati contenuti, ma anche per il suo aspetto grafico, anomalo nell’editoria dell’epoca. Partendo dalla straordinaria copertina, veramente geniale nella composizione, che lascia all’osservatore una visione aperta a tante interpretazioni. Il vantaggio del non professionista, è che non deve rispettare le regole imposte dall’editore ed è libero di sperimentare uno stile personale in funzione del soggetto e del messaggio che vuole trasmettere. Le fotografie di Butturini, realizzate in un bianconero saturo, a toni bassi, in alcuni casi con l’evidenza della grana, mai condizionate da superflui estetismi - cari alle foto di quegli anni - vanno direttamente alla realtà che l’autore ha visto cogliendo momenti significativi e unici per il messaggio che voleva comunicare.

Ma in LONDON la comunicazione non è solo basata sulle fotografie così come inquadrate al momento dello scatto. Infatti nell’editing sono spesso tagliate, scontornate, strappate, montate in dittici con l’aggiunta di frasi, immagini grafiche per meglio rappresentare il suo punto di vista. Nei dittici Butturini gioca molto sui contrasti, interpretati anche in chiave ironica. Una persona che si metteva tanto in gioco, empatico nei rapporti con gli altri, curioso, sempre vicina agli sfruttati e agli ultimi che ha sempre cercato di proteggere attraverso denunce puntuali che facessero conoscere “al sistema” le loro precarie condizioni di vita. Veniamo ora alla vicenda che ha riportato alla ribalta Gian Butturini nel 2017.

MARTIN PARR, considerato uno dei dieci uomini più potenti della scena fotografica mondiale, appassionato collezionista di volumi fotografici che cataloga in una pubblicazione dedicata ai migliori fotolibri della storia, trova il libro LONDON in un mercatino in Italia, se ne innamora al punto di deciderne nel 2017 una ristampa in lingua inglese, dedicandogli anche una mostra.

Nel 2019 una studentessa afro britannica riceve il libro in dono e vede il dittico della donna di colore in metro associata al gorilla in gabbia nello zoo e molto probabilmente senza essersi informata sul fotografo e aver letto quanto pubblicato nella prefazione accusa di "Razzismo conclamato” il libro, iniziando un’immediata campagna militante sui “social” contro il volume ed il suo curatore Martin Parr, senza alcuna reazione da parte dei media britannici, né della Società Fotografica Britannica. Martin Parr fu poi costretto a dimettersi dal “Bristol Photo Festival” che dirigeva e decise così, senza alcuna reazione critica, di mandare al macero tutte le copie del libro. Fortunatamente poi l’Editore Damiani ha concesso ai figli di Butturini di recuperare le copie esistenti e di rimetterle in circolazione attraverso una vendita diretta da parte della Associazione fondata dai figli.

Una storia incredibile se si pensa all’opera complessiva dell’autore e alle seguenti precisazioni che aveva scritto nella prefazione al libro: ... “chiusa in una gabbia trasparente; vendeva biglietti per la metropolitana: una prigioniera indifferente, un'isola immobile, fuori dal tempo nel mezzo delle onde dell'umanità che le scorreva accanto e si mescolava e si separava attorno alla sua prigione di ghiaccio e solitudine” … ... “Ho fotografato il gorilla di Regent’s Park, che con imperiale dignità riceve le beffe e le bucce che gli tirano addosso i suoi nipoti in cravatta.” …

Evidente in queste spiegazioni che l’intenzione non era certo quella di paragonare la nera ingabbiata nella metropolitana a vendere biglietti al gorilla nella gabbia dello zoo, ma quella di associare le due creature ad una comune situazione di prigionia, sottomissione e sfruttamento.

Questa vicenda è stata trattata con la consueta capacità e ricchezza di considerazioni anche da Michele Smargiassi nel suo blog “FOTOCRAZIA”.

Per ulteriori approfondimenti biografici e per l’acquisto del libro rieditato LONDON: https://www.gianbutturini.com/

Gian Butturini

Gian Butturini

Nasce a Brescia nel 1935 e muore nel 2006. Inizia la sua attività negli anni ’50 come grafico pubblicitario.

Progetta fino al 1969 campagne pubblicitarie di livello nazionale ed internazionale per BREDA Meccanica, ed altre importanti società, ottenendo prestigiosi riconoscimenti a livello nazionale e internazionale. Questa attività gli consente un alto tenore di vita, permettendogli di farsi notare per una bella presenza e la passione per le auto di lusso.

Nel 1969 la svolta: si reca a Londra per allestire uno stand ad una fiera e per un po’ di tempo non dà più notizie di sé. Ricompare poi completamente trasformato nel look, attrezzato con una Nikon, che per la prima volta usa per testimoniare la Londra degli anni della “beat generation”, degli “hippies”, dei diversi e degli ultimi, che nessuno considerava in quell’epoca.

Pubblica il suo primo libro “LONDON” iniziando così il cammino del reportage e abbandonando per scelta di vita la pubblicità, sperimentando un nuovo modo di documentare la realtà attraverso il mezzo fotografico, auto producendo i suoi lavori. Questo libro diviene presto un cult del fotogiornalismo internazionale. Dopo LONDON l’autore si impegna in grandi reportage fotografici che lo conducono nell’Ulster, a Cuba, in Cile prima del periodo di Salvador Allende, in diversi altri Paesi del Sud America, in Spagna, Portogallo, Algeria e Sahara occidentale.

Nel 1972 a Belfast documenta la repressione inglese, scattando anche delle immagini di un commando dell’IRA.

Dal 1974 al 1976 lavora con l’équipe di Franco Basaglia documentando le fasi iniziali più significative della rivoluzione psichiatrica, che porterà nel 1978 alla legge per la chiusura dei manicomi.

Nel 1976, insieme agli operai di una fabbrica metalmeccanica di Brescia occupata, gira il film “OMAC … UN MINUTO IN PIÚ DEL PADRONE” condividendo per oltre un anno la lotta dei lavoratori.

Nel 1980 riceve il premio della giuria Internazionale al festival di San Sebastian con il film-colossal autoprodotto “IL MONDO DEGLI ULTIMI” sulle lotte nelle cascine padane degli anni ’50.

Nel 1980, nei giorni immediatamente successivi all’attentato, realizza il mediometraggio “BOLOGNA ORE 10.25, STRAGE”.

Nel 1984 è in Gran Bretagna per documentare a Sheffield gli scioperi dei minatori inglesi per impedire alla Thatcher di chiudere le miniere.

Nel 1998 è in Messico nel CHIAPAS come membro della Commissione Internazionale per i Diritti Umani degli Indios e pubblica il libro “IL SOGNO DEL CHIAPAS”.

Nel novembre del 2001 fa un reportage in Eritrea dopo la sanguinosa guerra contro l’Etiopia.

Nel 2002 realizza un reportage nell’India di Vindravan, dove gli indiani vanno a morire.

Nel 2004 realizza un reportage a Calcutta negli ospedali di Madre Teresa e pubblica “LA LUCE DI MADRE TERESA ILLUMINA IL POPOLO DEL GANGE”.

Nel 2005 realizza un reportage in Venezuela dove a Maracaibo fotografa la vita degli abitanti delle palafitte accerchiati dall’inquinamento di una petroliera naufragata in mare.