Guido Harari - Incontri

© Guido Harari - Renzo Piano - 1998

© Guido Harari - Renzo Piano - 1998

Alla Fabbrica del Vapore è aperta fino al primo di Aprile 2024 una mostra antologica che ripercorre tutte le fasi della carriera del fotografo Guido Harari e comprende circa 300 fotografie ma non solo. Sono infatti esposte una serie di immagini come copertine di dischi, poster, ritagli di giornale che hanno rappresentato gli idoli del giovane Harari, oltre alle testimonianze delle attività parallele a cui questo prolifico personaggio si è dedicato: dalla curatela di libri biografici, all’editing di testi, al recupero di documenti ed immagini.

La mostra è un’esperienza immersiva soprattutto nel mondo della musica beat, rock e dei cantautori dagli anni 70 a fine secolo. Si sviluppa in una serie di ambienti, partendo dalla ricostruzione di alcune pareti della stanza di Harari ragazzo, con il collage di immagini degli idoli del mondo musicale e cinematografico del decennio a cavallo tra gli anni ’60 e ’70. Negli ambienti successivi sono esposte le fotografie, scelte tra quelle prodotte in cinquant’anni di attività dell’Autore.

Questa mostra non è soltanto un'esposizione fotografica, ma è la ricostruzione di un mondo culturale che ha avuto un grande impatto sulla generazione dei nati negli anni ’50 e che è rappresentato in modo personalissimo attraverso gli occhi curiosi ed empatici di Guido Harari. Vari brani musicali diffusi negli ambienti della mostra e la voce di Harari stesso nell’audioguida accompagnano il visitatore nel percorso e spiegano come il giovane e curioso Guido abbia avuto il coraggio di affrontare e superare la barriera tra il pubblico e i suoi miti, per soddisfare il suo amore per la musica ed il desiderio quasi irrefrenabile di entrare in contatto coi protagonisti di quel mondo, prima di fotografarli.

Egli stesso ricorda il concerto dei Beatles a Milano nel 1965 come primo momento ispiratore per il dodicenne Guido della ricerca del contatto col mondo dei musicisti. Sulla scia dei primi numeri del periodico “Rolling Stone”, Harari giovanissimo si dedica alla produzione di “foto-testi”, cioè interviste che gli consentivano di instaurare un contatto diretto coi musicisti durante i trasferimenti e le prove del concerto accompagnate dallo scatto delle fotografie da pubblicare sulle neonate riviste italiane di musica. Harari, fin dall’inizio, ha saputo approfittare con determinazione ed entusiasmo di occasioni quasi fortuite per parlare anche con artisti notoriamente schivi che, grazie al suo approccio empatico, si sono poi scoperti completamente davanti al suo obbiettivo. Questo desiderio di conoscere i protagonisti del palcoscenico musicale, di dialogare con loro, traspare già in alcune fotografie degli anni ’70, come quella di Fabrizio De André, che si presenta come “l’uomo della strada che canta l’uomo della strada” mentre dorme sdraiato a terra sotto un calorifero del Palasport di Bologna.

Di quel decennio la maggior parte delle fotografie esposte in mostra sono scattate durante i concerti. Nelle foto successive è più evidente la realizzazione del suo sogno di coltivare rapporti di amico prima che di fotografo coi protagonisti del mondo musicale; secondo quella che sarà poi la sua riconosciuta cifra stilistica: la sua empatia con gli artisti ha fatto sì che i ritratti non mirassero a riprodurre la celebrità dei suoi soggetti, ma la loro umanità ripresa “con poesia e sentimento”, come dice Lou Reed. Vari ne sono gli esempi, come la sequenza con Peter Gabriel mentre cambia il suo aspetto con un trucco “espressionista” prima dello spettacolo, Tom Waits che improvvisa una performance teatrale fuori dal set, Gaber Jannacci e Fo nell’esplosione di felicità, Dori Ghezzi che taglia i capelli a Fabrizio, la tenera coppia di Lou Reed e Laurie Anderson, il saluto col sorriso venato di tristezza di Franco Battiato, infiniti momenti fuori dal palcoscenico. Nelle interviste di questi personaggi è testimoniato il loro rapporto personale di amicizia col Fotografo.

Harari ha fotografato centinaia di musicisti, ma tra lui e molti dei suoi soggetti non vi è stato un contatto rapido sfociato in una serie di fotografie, stile paparazzo, ma incontri prolungati e frequentazioni ripetute per anni. Man mano che la sua fama si diffonde, gli diventa più facile superare le barriere anche al di fuori della musica e così diventa il ritrattista non solo del mondo musicale ma anche di molti altri personaggi del mondo politico, letterario, artistico, teatrale, scientifico.

Negli anni tra i due millenni amplia i suoi orizzonti e si dedica ai ritratti di persone rappresentative dell’eccellenza soprattutto italiana. In mostra sono esposti una settantina di questi originali ritratti. Non pago della fama di fotografo, all’inizio degli anni 2000 diversifica la sua attività occupandosi anche della produzione di libri monografici su personaggi della cultura non solo musicale. Questi libri sono realizzati come un’ideale conversazione senza l’uso della fotocamera, ma col suffragio della ricerca d’archivio, senza tradire la sua vocazione di scopritore della personalità di Fabrizio De André, Fernanda Pivano, Giorgio Gaber, Enzo Jannacci, Mia Martini, Kate Bush, Pier Paolo Pasolini.

Questa mostra ci rivela così alcuni degli aspetti più umani di molti protagonisti, soprattutto musicisti, del mezzo secolo a cavallo del cambio di millennio; Guido Harari ha saputo coniugare la curiosità di conoscerli con la passione per la Fotografia ed ha consegnato alla memoria la personalità che si nasconde dietro al loro costume da scena.

Raccolta immagini

Guido Harari

Guido Harari

Guido Harari nasce ad Il Cairo nel 1952, ma presto la sua famiglia si trasferisce a Milano e qui vive per cinquantanni. É un fotografo e critico musicale italiano, ha conosciuto e fotografato i più grandi miti della musica. Nei primi anni settanta inizia la duplice professione di fotografo e di giornalista musicale, e collabora con riviste come “Ciao 2001”, “Giovani”, “Gong”, “Rockstar”, “Rock & Folk”, “Mojo”, “Amica”, “Linea Uomo”, “Sette”, “Max”, “King”, “Moda”, “Specchio”, “Gentleman”, “SportWeek”, “L’Uomo Vogue”. Ha firmato un’infinità di copertine di dischi per i maggiori artisti musicali italiani e internazionali. Ha realizzato varie mostre, tra cui Strange Angels 2002/05, Wall Of Sound 2007/08, Sguardi randagi. Fabrizio De Andrè fotografato da Guido Harari 2009/10. Ha pubblicato numerosi libri illustrati tra cui The Beat Goes On (con Fernanda Pivano, 2004), Vasco! (2006), Fabrizio De André. Una goccia di splendore (2007), Fabrizio De André & PFM. Evaporati in una nuvola rock (con Franz Di Cioccio, 2008), Mia Martini. L’ultima occasione per vivere (con Menico Caroli, 2009), Gaber. L’illogica utopia (2010), Tom Waits (2013), Pier Paolo Pasolini. Bestemmia (2015), The Kate Inside con le sue fotografie di Kate Bush (2016), Wall Of Sound (2018), Fabrizio De André. Sguardi randagi (2018), ed il recente Remain il Light. 50 anni di fotografie ed incontri (2022) una grande antologia di storie ed immagini della sua attività. Nel 2011 dopo essersi trasferito ad Alba, ha fondato Wall Of Sound Gallery, la prima galleria fotografica italiana interamente dedicata alla musica ed una casa editrice di cataloghi e libri in tiratura limitata dedicate alla Musica.