KGB – Il potere occulto dell’impero sovietico

© Mauro Galligani - 1990, Unione Sovietica, Russia, Leningrado.

© Mauro Galligani - 1990, Unione Sovietica, Russia, Leningrado. All'interno del palazzo del KGB nel centro della città. Sulla vetrata lo stemma dell'organizzazione.

L’era del KGB si è conclusa con il crollo dell’Unione Sovietica e la fine della Guerra Fredda, nel 1991. La famigerata agenzia di sicurezza, che per 37 anni aveva presidiato gli interessi del Partito Comunista all’interno dell’URSS e all’estero, è stata sciolta e sostituita con il moderno FSB, il Servizio di sicurezza federale, che ha ereditato nella Russia moderna molti dei metodi e delle funzioni che il KGB aveva in URSS.

Le foto di Mauro Galligani, selezionate dal suo reportage sul KGB del 1990, ci riportano indietro nel tempo. Le fotografie sono state scattate nei pressi e all’interno delle sedi del KGB a Mosca e Leningrado (oggi San Pietroburgo). All’interno dei palazzi, il fotografo era accompagnato da un colonnello del KGB.

Il palazzo della Lubjanka sede del KGB a Mosca si affaccia sulla piazza Dzerdzinskij, intitolata all'uomo che è stato il fondatore della polizia politica voluta da Lenin dopo la rivoluzione. Le foto ritraggono il palazzo della Lubjanka sia dall’esterno sia dalla porta di ingresso del palazzo da cui si nota la statua dedicata a Dzerdzinskij. L’interno della sede di Mosca rispecchia lo sfarzoso ma severo stile sovietico che adornava le sedi istituzionali più importanti. Ancora, nella piazza la gente porta fiori alla Pietra Soloveckij, monumento alle vittime dei gulag, portata dal campo di prigionia di Soloveckij sul mar Baltico.

Un’altra sede importante era a Leningrado (oggi San Pietroburgo). In questa sede Galligani ha ritratto un interrogatorio in una squallida stanza ben lontana dallo stile sfarzoso dell’ingresso del palazzo di Mosca. Dopo l’interrogatorio si finiva spesso in una delle celle ritratte nella foto, in cui la luce sul soffitto non riesce a fugare l’ombra lugubre che avvolge le porte della prigione. Il contrasto con la stanza dove alcune impiegate si concedono un momento di pausa è accuratamente studiato.

La storia del KGB (Komitet Gosudarstvennoj Bezopasnosti -Comitato per la sicurezza dello Stato) iniziò nel 1954, quando il leader dell’Unione Sovietica Nikita Khrushchev mise mano alla riforma dell’Nkvd, il Commissariato del popolo per gli Affari interni, che aveva operato sotto Stalin. Il Comitato venne progettato per essere responsabile nei confronti della leadership politica sovietica.

Lo scopo ufficiale era “proteggere lo Stato socialista dalla minacce dei nemici esterni e interni e proteggere i confini di Stato dell’Urss”. In pratica, il nuovo apparato di sicurezza divenne la “spada e lo scudo” del sistema politico dell’URSS (come si vede dal simbolo del KGB ritratto in una foto della sede di Leningrado), sopprimendo l’opposizione e i dissidenti, raccogliendo informazioni, supervisionando le attività di controspionaggio nell’Urss, conducendo operazioni clandestine all’estero e proteggendo i confini sovietici, per citare solo alcuni dei suoi compiti.

La foto della foresta della Levasciovscaia-Pustosci, alla periferia di Leningrado, dove tra il 1937 e 1954 sono state sepolte 46.671 vittime del KGB di cui 40.000 oppositori politici, riassume in modo eccellente i compiti del KGB.

Al culmine della Guerra Fredda, il KGB gestiva reti di spionaggio e reti di informatori in tutti gli angoli del mondo. L’agenzia operava attivamente sul suolo di stati esteri, specialmente Stati Uniti e Regno Unito, anche reclutando ufficiali militari e agenti di intelligence. Non è possibile stabilire un numero esatto, ma alcuni ricercatori ritengono che il numero di informatori che hanno lavorato per il KGB durante la Guerra Fredda sia stato nell’ordine di grandezza di milioni di persone.

Chi lavorava all’interno del KGB aveva diritto a certi benefici, perciò il posto era ambito. Il KGB era un’istituzione complessa che abbracciava più dipartimenti, quindi era necessario riempire i posti vacanti con persone dai talenti e le specializzazioni più svariate; inoltre entravano persone di varia estrazione sociale. I reclutatori del KGB lavoravano sodo per individuare i potenziali candidati anche in luoghi non sospetti come università, esercito e fabbriche. Gli ufficiali di reclutamento esaminavano e valutavano i potenziali candidati direttamente nei loro posti di lavoro. Specialmente nei paesi del blocco occidentale, il più delle volte si trattava di persone che avevano già raggiunto una certa posizione rispettabile o che ci sarebbero arrivate in un futuro tutt’altro che lontano.

Il KGB è riuscito a reclutare anche esponenti dell’intellighenzia sovietica come scrittori, artisti e atleti, arruolati per riferire casi di dissidenti all’interno della propria comunità. L’agenzia filtrava accuratamente i potenziali dipendenti. Una reputazione macchiata e/o alcune caratteristiche fisiche considerate inadeguate avrebbero potuto mettere una croce sopra a qualsiasi candidato. Si preferivano i candidati dall’aspetto anonimo e si escludevano quasi categoricamente coloro che avevano tratti distintivi molto evidenti. La raccolta di informazioni riservate era attivata anche con le cosiddette "trappole al miele", facendo accostare al potenziale informatore un’anima gemella per “alleviare” la solitudine, spesso sfruttando il richiamo del sesso. In Germania il personale dedicato a questo scopo fu soprannominato Liebensbrigade (brigata dell'amore).

Un manuale del KGB, precedentemente segreto e ora pubblicato online, dice che gli agenti del KGB avrebbero dovuto concentrare i propri sforzi di selezione soprattutto sulle istituzioni responsabili del controllo della politica estera del paese in questione: “Il gabinetto dei ministri, il Ministero degli Esteri, i centri di comando dei partiti politici, i grandi monopoli”.

Come si vede, c’è molta attinenza con l’attuale situazione politica. L’attuale Presidente della Federazione Russa, Vladimir Putin, è stato un alto ufficiale del KGB fino al suo scioglimento nel 1991.

Capire l’importanza che il KGB ebbe nella storia mondiale, può aiutare a comprendere le motivazioni della guerra in corso nella parte orientale del continente europeo.

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Mauro Galligani

Mauro Galligani

Mauro Galligani (Farnetella di Sinalunga, SI, 1940) frequenta la Scuola di Cinematografia di Roma e diventa direttore della fotografia. Attraverso lo studio del cinema neorealista capisce l’importanza del racconto per immagini e forma la qualità filmica dei suoi reportage. Nel 1964 entra a "Il Giorno"; il contatto con una delle migliori scuola di giornalismo italiano segna da allora la coerenza e lo stile di ogni suo servizio. Nel 1971 passa alla Mondadori. Per "Epoca", il suo giornale dal 1975 al 1997, Mauro Galligani segue i grandi avvenimenti sia della cronaca italiana, come per esempio il reportage sul disastro della diossina in Brianza nel 1976, i terremoti del Friuli e dell’Irpinia, l’indagine sul Delta del Po, le personalità della politica, della cultura e dello spettacolo, la comunità di San Patrignano, sia internazionale, dalle guerre in America Centrale, in Africa e in Medio Oriente, alla vita nei paesi dell’Europa orientale e nell'Unione Sovietica, paese di cui segue da trent’anni ogni cambiamento. Nel 1997 è stato rapito dai separatisti ceceni durante un reportage sulla Cecenia e tenuto in ostaggio per 49 giorni prima di essere liberato. Dopo la chiusura di “Epoca” passa a “Panorama” in qualità di picture editor. Ha collaborato con alcune delle più importanti testate al mondo, fra le quali Life magazine. Oggi è freelance. Vive e lavora a Milano.

Ritratto di Mauro Galligani di Emilio Senesi