Il linguaggio fotografico di Sergio Magni

© Sergio Magni - Primo Maggio 1973

© Sergio Magni - Primo Maggio 1973

La fotografia non è un clic ma un linguaggio in entrata e in uscita, in dare e in avere (S. Magni).

Oltre al ruolo determinante che riconosciamo a Sergio Magni per le sue lezioni, attraverso cui ha dato un solido contributo alla crescita culturale dei fotoamatori italiani, non dobbiamo dimenticare le sue fotografie che ci rivelano un fotografo molto efficace.

Magni ha lavorato per temi, la sua Fotografia, coerentemente a quanto insegnava, utilizza le immagini per raccontare qualcosa che è successo, puntualizzandone il contesto: dove, come e quando. Le sue fotografie non sono realizzate per cercare il senso estetico della realtà, ma per testimoniare un fatto reale e cercare di cogliere l’attimo decisivo, senza rinunciare alla composizione, a cui riservava una grande attenzione.

La sua produzione fotografica si colloca in quell’ambiente fotografico milanese degli anni ’60 che era poco interessato ad una produzione di un contenuto prevalentemente estetico, ma che si è dedicato alla documentazione della Città in quel momento storico.

Milano in quegli anni stava subendo un’evoluzione verso quello che nei decenni successivi diventerà per l’Italia il simbolo del benessere; nelle fotografie di Magni vengono descritti i segni delle contraddizioni presenti nella Città, dovute alla coabitazione di zone popolari abitate da gente semplice e con scarse possibilità economiche, vicine ma ben distinte dai pochi quartieri in cui vivevano i benestanti che godevano di un tenore di vita esclusivo; di fatto egli ritrae la vita che si svolge per le strade di Milano negli anni ‘60 e ’70 e ne sottolinea le differenze.

Le sue foto che riguardano il tifo calcistico raccontano lo stadio di San Siro (1965), con le gradinate piene di tifosi, di cui sono visibili le differenti estrazioni sociali: ci sono i tifosi con il cappello di paglia mescolati ad altri che si riparano dal sole con berretti fatti col foglio di giornale ripiegato; sugli spalti dello stesso stadio si vedono tifosi che indossano la giacca o il soprabito sartoriale. Aldilà della coesistenza di differenze sociali, generalmente vi si percepisce un tifo improntato ad un’atmosfera gioiosa, senza alcuna preoccupazione per la sicurezza, che permetteva di portare i bambini a S. Siro a vedere la partita di calcio.

Le fotografie che raccontano la festa del Primo Maggio (1973) rappresentano i cortei ed i comizi, ma ci sono numerose fotografie che raccontano il contorno, i personaggi non famosi che aspettano o che assistono al comizio e partecipano al corteo. Tutti sono ben caratterizzati ma senza trascurare la composizione dell’immagine.

Forse le sue fotografie più interessanti sono quelle ambientate nelle strade di Milano; i suoi personaggi sono protagonisti di un’azione in un contesto ben definito, molte sono dedicate a gesti ingenui (il ragazzo che porta 3 bambini sulla Vespa, i due bambini che giocano con la barchetta di carta nella pozzanghera, i due signori in camicia e cravatta che giocano a calcio nel cortile della casa di ringhiera, l’automobile carica all’inverosimile), oggi ci sembrano appartenere ad un’epoca lontanissima e proprio per questo caratterizzano quegli anni. Non raramente nelle sue foto i bambini diventano i protagonisti della vita come si svolgeva e sottolineano il divario con la realtà di oggi.

Nei suoi lavori degli anni ’70, in “Strade diverse”, è descritto il confronto della vita e dei luoghi del “popolare” corso Garibaldi con quelli del “signorile” corso Vittorio Emanuele (1973); a questo progetto segue “Milano amara”, le cui fotografie documentano una città ancora non omogenea e molto diversa dallo stereotipo della ricca capitale industriale d’Italia. Nella serie “Milano bene” rappresenta gli aspetti del benessere esteriore ed ostentato della Milano dei “ricchi”.

Non ho conosciuto personalmente Sergio Magni, ma le sue fotografie mi fanno rivivere una Milano che ho vissuto da ragazzo ed il suo insegnamento mi è stato trasmesso da alcuni dei suoi numerosi allievi.

Sergio Magni

Sergio Magni è nato a Milano il 21 settembre 1932. Ha iniziato la sua attività fotografica al Circolo Fotoamatori Pirelli che frequentò finché si sciolse nel 1971. In quell’anno con la foto del grattacielo Pirelli vinse un viaggio di due settimane a New York al Concorso fotografico del “Milanese”. Nello stesso anno si iscrisse al Circolo Fotografico Milanese (CFM) di cui è poi diventato un pilastro portante ed una bandiera, assumendovi anche importanti cariche istituzionali: Segretario negli anni 1993, 1996, 1999, Presidente negli anni 1994-95, 2004-06, 2012-14 e infine Presidente onorario nel 2015. Gran parte del suo lavoro fotografico si è svolto a Milano, l’unica eccezione di rilievo è il reportage su New York (1972), frutto del suddetto viaggio-premio.

Magni ha ridotto la sua attività di Fotografo dall’età di 40 anni, per poi rinunciare definitivamente a fotografare e dedicarsi pienamente alla didattica. Noi lo ricordiamo anche per il ruolo determinante che ha ricoperto nella divulgazione del linguaggio fotografico e della lettura dell’immagine; questa attività ha contribuito a farlo scegliere per importanti riconoscimenti nazionali ed internazionali, come le onorificenze di “Benemerito della Fotografia Italiana” dalla FIAF (1973), di “Excellence pour Services Rendu” dalla FIAP (1980), “Seminatore della FIAF” (1994) e di “Encomiabile della Fotografia italiana” ancora dalla FIAF (2010).

Il suo insegnamento si basava su due principi: primo, che la fotografia, per essere valida, deve sempre raccontare qualcosa e, secondo, che il fotografo deve conoscere e utilizzare il linguaggio fotografico per trasmettere il significato della sua fotografia a chi la osserva. Per diffondere la conoscenza del linguaggio, Sergio Magni ha rielaborato la “Lettura strutturale dell’immagine” codificata negli anni ’60 dal gesuita Nazareno Taddei, che era molto teorica e complessa, semplificandola in una forma essenziale e discorsiva, così da renderla fruibile per il vasto pubblico dei fotografi. Nascono così le sue lezioni su “Come leggere e valutare l’immagine”, che, trascritte, tuttora costituiscono un’eccellente base per imparare come “scrivere fotograficamente”.

Con l’intento di insegnare le basi del linguaggio fotografico Magni ha tenuto per ben oltre 20 anni le sue lezioni nei Circoli fotografici di quasi tutte le regioni italiane. All’interno della FIAF ha ricoperto importanti ruoli dirigenziali: Vicepresidente nel periodo 1988-90 e Direttore del Dipartimento di Attività Culturali dal 1988 al 1999. E’ stato anche Redattore della rivista della FIAF “Fotoit” ed ha pubblicato tre libri: “Leggere fotografie” (1993), “Corso di Fotografia per Principianti” (1998) e “Seminario DAC per Giurati sulla Lettura e Valutazione della Fotografia” (2000) che sono punti di riferimento per la formazione e la cultura fotografica. E’ mancato il settembre 2015, ed un estratto della sua Opera è stato pubblicato nel 2016 nella Collana Monografica della FIAF col titolo: “Il Fotografo che insegnava a comunicare”.