Nuraxi Figus: l’ultima miniera di carbone

© Gian Piero Corbellini - Nuraxi Figus

© Gian Piero Corbellini - Nuraxi Figus

Alla recente COP26 di Glasgow il carbone era tra i principali accusati per il suo alto livello inquinante derivante dal suo utilizzo come combustibile fossile.

A oggi poco più del 6% dell’elettricità usata in Italia è prodotto col carbone, in Polonia è il 70 per cento, in Germania il 24, nel Regno Unito circa il 2.

Rispetto a dieci anni fa, la percentuale italiana è stata praticamente dimezzata, grazie alla chiusura o alla riconversione di centrali a carbone, ma ce ne sono ancora sette funzionanti: in Liguria, in Veneto, in Friuli Venezia Giulia, nel Lazio, in Sardegna (due) e in Puglia.

Il tema dell’inquinamento ambientale è molto rilevante, per questa ragione vogliamo contribuire alla discussione con due rappresentazioni dell’attività carbonifera in Italia, una di livello industriale recentemente dismessa e l’altra più artigianale ancora praticata, molto diverse ma entrambe significative per i risvolti sociali e culturali.

Iniziamo con il reportage di Federico Montaldo e Gian Piero Corbellini. Il lavoro racconta il finale della storia di Nuraxi Figus nella Sardegna sud-occidentale, l’ultima miniera di carbone attiva in Italia, chiusa definitivamente nel 2018, con fotografie caratterizzate da un’atmosfera di attesa mista a rassegnazione. Accanto a questo, traspare l’orgoglio e l’affetto per il lavoro che sta per scomparire, scandito dai ritmi quotidiani, nel ripetersi dei turni sempre uguali nel corso degli anni, nel contatto tra la luce abbacinante del sole sardo e l’oscurità profonda del sottosuolo.

L’epopea mineraria della Sardegna ha per molti decenni caratterizzato lo sviluppo economico, sociale e culturale dell’isola. Molti dei minatori che vi hanno lavorato (all’epoca del reportage circa 170 contro i circa 1000 di pochi anni prima), a loro volta figli e nipoti di minatori, erano legati alla miniera come parte stessa della loro esistenza, della storia della propria famiglia e della propria terra. Un legame atavico e intimo.

La fine del lavoro in miniera è la metafora della fine del lavoro manuale tradizionalmente inteso: faticoso, pericoloso, a volte brutale. Il reportage di Montaldo e Corbellini resta a documentare un mondo sommerso, sospeso tra il buio delle viscere della terra, nel quale gli operai lasciano i loro oscuri habitat – le gallerie, la lampisteria, gli ascensori- per riemergere alla luce abbagliante della Sardegna: il bianconero della realtà.

Federico Montaldo

Federico Montaldo

Fotografo e Avvocato specializzato in diritto civile-commerciale e diritto della fotografia. I temi di suo maggiore interesse sono legati al reportage a sfondo sociale e ai progetti di sociologia visuale. Ha al suo attivo mostre individuali e collettive, tra cui: L’Aquila Ferita. Reportage dai luoghi del terremoto (2012); Il Treno della Memoria. Reportage da Auschwitz e Birkenau (2013); Donna Faber: lavori maschili, sessismo e altri stereotipi, (2013); Srebrenica (2015); Just Walking, portfolio selezionato per Circuito Off, Lucca, Photolux Festival (2016) e mostra presso PhotofactoryArt, Genova (2017); Urban & Human Empathy, Trieste Photo Days, 2017; Gente di Bottega, portfolio selezionato per Circuito Fuori Festival, Lodi, Festival fotografia etica (2017). Ha pubblicato: • Nuraxi Figus, Ultima miniera (Emuse, 2018). Reportage fotografico sull’ultima miniera di carbone in Italia; • Manuale di sopravvivenza per fotografi. Diritti, Obblighi, Privacy (Emuse, 2019); • Ivo Saglietti. Lo sguardo inquieto (Postcart, 2021); • G8/Venti. Un sogno in sospeso (Emuse 2021). Tiene la rubrica Diritti, Obblighi, Privacy sul sito Noc Sensei (New Old Camera Milano). È parte del Circolo fotografico 36° Fotogramma. Vive e lavora Genova.

Gian Piero Corbellini

Gian Piero Corbellini

Inizia a interessarsi alla fotografia sulla fine degli anni Settanta. I temi di suo maggiore interesse sono legati al reportage a sfondo sociale, alla fotografia di danza e teatro, al paesaggio urbano. È parte del collettivo fotografico 36° Fotogramma (Genova). Ha al suo attivo progetti fotografici, pubblicazioni e mostre, individuali e collettive, tra cui si ricordano: Nikon Photo Contest International 1998/99 (1999); Life around ABB, progetto fotografico di street photography promosso da ABB per l’anno 2000; copertine per riviste e cd musicali; progetto fotografico sul mondo del tango ligure esposto ai Rencontres Internationales de la Photographie (Arles 2006); Genova (2009, 2010); Sanremo (2010); Bogliasco (2011). Milonga Brava (ed. Libero di Scrivere, 2010); Donna Faber: lavori maschili, sessismo e altri stereotipi, progetto fotografico di 36° fotogramma in collaborazione con il Laboratorio di Sociologia visuale dell’Università di Genova (2013). Vive e lavora Genova.