Paolo Dalprato, intelligenza artificiale e fotografia

© Paolo Dalprato - Sintografia

© Paolo Dalprato - Sintografia 

Ho conosciuto Paolo in occasione delle serate organizzate al Circolo Fotografico “Ventura” di San Donato e poi al nostro Circolo. Un fotografo che si distingue per la sua formazione scientifica e per la sperimentazione che da qualche tempo sta facendo sull’Intelligenza Artificiale generativa applicata nella fotografia. Con notevole capacità espositiva ci ha introdotto ai principali concetti su questo affascinante mezzo per creare sintografie (che non hanno nulla a che vedere con la fotografia), non trascurando di farci riflettere sull’influenza che avranno in un prossimo futuro nelle nostre attività intellettuali. Ringrazio Paolo per la disponibilità riservataci e per la puntuale intervista, corredata da interessanti immagini, correlate al suo percorso di ricerca in questo campo, 

Ci puoi raccontare come sei arrivato alla professione di fotografo e recentemente alla sperimentazione con l’intelligenza artificiale (IA) applicata alla fotografia? 

Ho iniziato a fotografare a 18 anni, ora ne ho 65 quindi posso dire d’essere vicino alle nozze d’oro con quest’arte. Il salto verso la professione è avvenuto a fine 2012, a seguito di una crisi aziendale e conseguenti tagli di risorse umane. Ho usato il 2013 come anno sabbatico per capire quanto realizzabile fosse l’idea di iniziare una mia attività di fotografo professionista e dal 2014 ho aperto la partita IVA. Sono laureato in Fisica, il mondo della tecnologia e della scienza mi ha sempre attirato, quando il 20 luglio 2022 è arrivato l’annuncio di OpenAI dell’apertura della waiting list per un milione di persone per provare DALL-E mi sono iscritto la sera stessa. Non era una notizia arrivata all’improvviso, l’intelligenza artificiale era già molto nelle nostre vite anche se non in maniera così evidente. Mi ha spinto ad iscrivermi la curiosità ma anche per capire se e come avrebbe impattato con il mio lavoro. Da lì mi sono di fatto specializzato nelle AI generative di immagini. 

Quali soggetti fotografici/sintografici pratichi con maggiore interesse e soddisfazione? 

Non ho un soggetto preferito, quello che mi piace e mi fa perdere le ore di sonno è il provare cose nuove, che possono essere nuove tecniche, una nuova interfaccia (l’ultima è stata la nuova versione di Fooocus) o una nuova AI oltre a quelle generatrici di immagini (l’ultima è stata Whisper). È, credo, un atteggiamento di curiosità e di gioco insieme, come quando da bambino rovesciavo il contenuto del meccano di cui ero appassionatissimo ed iniziavo ad assemblare qualcosa. Per fortuna questo aspetto aiuta nel mondo delle AI, che sembrano muoversi sempre più veloci ed ogni giorno ci sono notizie da leggere, rilasci di cose nuove, annunci, riflessioni e essere curiosi aiuta nel non sentirsi persi nel mare di notizie che arrivano. 

Da quando ci siamo conosciuti ho provato a generare qualche immagine in Bing rimanendone affascinato. Li ho anche condivisi sui social ottenendo riscontri positivi, ma anche tante critiche tipo “non è farina del tuo sacco”, con IA generi solo “insiemi disordinati di pixel”, ecc. Da esperto mi dici come controbattere ad affermazioni di questo tipo?

Mi verrebbe da citarti Dante “non ti curar di loro ma guarda e passa”. Anche io continuo a sentire commenti di questo tipo, come sento anche l’accusa che le Ai siano state addestrate rubando le immagini. Mi sembrano tutte fatte senza sapere come funzionano davvero le AI. Delle due affermazioni la seconda è certamente sbagliata, se ci si prende la briga di guardare come sono state raccolte le immagini che formano i dataset per addestrare le Ai si scopre che la maggior parte, probabilmente quasi tutti, sono stati creati grazie a licenze oppure con immagini generate appositamente per cui mi sento di respingere al mittente le accuse generiche di “Ai che rubano”. E LAION, il dataset creato raccogliendo le immagini dalla rete, è ancora attivo e disponibile, non mi risultano azioni legali nei suoi confronti. Probabilmente anche grazie alla sua particolare architettura, non contiene immagini ma link alle immagini originali nei siti dove sono state pubblicate dagli autori. Sulla prima parte, si discute parecchio su chi debba essere considerato l’autore di un’immagine. Da utilizzatore delle AI sai che si possono ottenere immagini WOW con prompt assolutamente minimali, demandando alla macchina tutta la parte creativa. Altre immagini invece sono il risultato di un lavoro lungo, fatto di brainstorming e di raffinamenti continui che possono anche durare giorni. La cosa interessante è che il mondo delle regole e delle leggi, quello più lento a rispondere, ha già iniziato a delineare delle linee guida, sia come singole sentenze o come vere e proprie linee guida come sono quelle del Copyright Office USA, accomunate dal riconoscere che un autore può chiedere il copyright su un’immagine generata con una AI se può dimostrare che il proprio apporto creativo è stato importante. Ma ho l’impressione che questa cosa del voler definire chi sia l’autore, dovendo scegliere fra persona e macchina, faccia perdere di vista la novità che portano questi strumenti, usare una AI per creare qualcosa è in realtà un atto di co-creazione di una entità un po’ macchina un po’ persona. Una cosa che dico spesso, probabilmente l’ho detta anche nella serata in cui c’eri anche tu, è che la coppia persona-macchina somiglia tanto a quella regista-attore, con la macchina nella parte dell’attore, bizzoso ed egocentrico. Al regista la scelta se lasciargli mano libera o guidarlo, in ogni caso sul manifesto dell’ipotetico film comparirebbero entrambi i ruoli. 

Nella maggioranza dei circoli fotografici c’è una resistenza a sperimentare nuove metodologie per la realizzazione di nuove immagini. Con quali modalità si potrebbe iniziare i nostri soci alla pratica dell’IA generativa?

Se mi stai chiedendo come avvicinare alle AI quelli che fanno fotografia per passione e non per professione quello che mi sento di consigliare è di informarsi, capire cosa è questa strana cosa senza prevenzioni, gli incontri che faccio nei Circoli servono proprio a questo. Così potranno capire che le AI sono solo uno strumento, potente certo ma sempre e solo uno strumento. E come per ogni strumento c’è la possibilità di scegliere se usarlo o farne a meno. Per i più curiosi è possibile iniziare a provarle grazie ai vari service online gratuiti o con account di base gratuiti, da Bing a Firefly ai diversi service spesso basati su Stable Diffusion. E per chi ha già PhotoShop sono già comprese funzionalità basate sulle AI. Poi, per chi vuole entrare meglio in questo mondo, c’è ovviamente Stable Diffusion. Diverso il discorso per i professionisti che con le immagini lavorano come fotografi, grafici, creativi, … per loro è obbligatorio essere informati per adattarsi alla loro presenza. Qui adattarsi può voler dire sia inserire le Ai fra gli strumenti di lavoro, sia decidere consapevolmente di non usarle ma adeguando il proprio lavoro secondo questa scelta. Volenti o nolenti le AI entreranno nella vita professionale di tutti gli specialisti delle immagini, anche di quelli che decideranno di non usarle. Questa domanda mi permette di dire una cosa a cui tengo e che riguarda chi le usa. Frequentando l’ambiente da un po’ posso dire d’avere visto gente con provenienze diversissime, dai fotografi ai grafici ai gamer ad altro ancora. Usare le Ai in qualche modo ci fa cambiare, da quello che eravamo, specializzati in una forma di immagine, in generatori di immagini a 360, mantenendo però le peculiarità della propria provenienza. Sono dell’idea che chi fa fotografia sia potenzialmente un ottimo utilizzatore di AI, perché ha una cultura ed una visione dell’immagine che gli deriva dall’essere appunto fotografo, cultura e visione molto utili quando si lavora con le sintografie.

Ci puoi anticipare quali saranno gli sviluppi futuri e le applicazioni IA nel campo della fotografia?

Sono evoluzioni già in atto, su tre filoni. Il primo è il modello di Bing, una AI che in realtà sono due, quella che genera immagini e quella che interagisce con l’utente, capisce cosa desidera e interagisce con l’altra. Insomma un sistema che permette all’utente di fare una richiesta in modo naturale, come se davvero parlasse con qualcuno. Pensa alle macchine fotografiche automatiche punta e scatta, la persona decide il soggetto o poco più e demanda alla macchina il completamento. Il secondo filone, un’evoluzione verso un maggior controllo dell’immagine, con la possibilità di intervenire su singoli elementi e/o aspetti. Per i professionisti. Il terzo filone è l’immagine in movimento, che può essere l’immagine con alcuni elementi che si muovono o può essere un video vero e proprio. Al momento lo stanno provando gli sperimentatori, ma sono dell’idea che nel corso del 2024 vedremo cose interessanti in questo campo. 

Per quanto riguarda la tua professione puoi anticiparci i tuoi programmi futuri?

Mi interessa l’aspetto didattico e formativo, a tutti i livelli, dalle serate nei circoli ai corsi nelle aziende. E mi interessa la parte Open Source di questo mondo, quella con maggiori potenzialità. Quello che sto pensando per il futuro è basato su questi argomenti, ho dei progetti in testa. A qualcuno sto iniziando a lavorare, altri sono lì in attesa che si liberi dello spazio mentale per affrontarli. Per ora preferisco non parlarne, non tanto per scaramanzia, non ci credo, ma per tenermi anche mentalmente tutto il tempo che mi serve.

Paolo Dalprato

Paolo Dalprato

È nato Lecco nel 1958 ed è laureato in Fisica. All’inizio della sua attività lavorativa si è occupato di tecnologia e software per una multinazionale delle telecomunicazioni. Nel 2013 ha iniziato a fare il fotografo professionista. Dopo qualche anno ha aggiunto l’attività dei tour virtuali e successivamente ha sviluppato un nuovo modello di mappa interattiva. Nel settembre 2022 ha iniziato ad interessarsi dell’Intelligenza Artificiale generativa applicata alla fotografia. Ha aperto un blog “Ai for dummies”, scrive su Linkedin, e amministra su Facebook un gruppo dedicato all’argomento, iniziando così anche ad occuparsi di formazione professionale.