Paolo Di Paolo: La lunga strada di sabbia e Milano

©Archivio Fotografico Paolo Di Paolo - Paolo Di Paolo - La prima volta al mare, Rimini_1959

©Archivio Fotografico Paolo Di Paolo - Paolo Di Paolo - La prima volta al mare, Rimini -1959

24 Luglio 2021

La Fodazione Sozzani in Corso Como, 10 a Milano presenta fino al 29 agosto due mostre di Paolo di Paolo degne di essere visitate.

Una, più piccola, è dedicata a “Milano - fotografie 1956-1962”, una Milano che lui, abitante a Roma, amava moltissimo forse per le differenze che coglieva tra questa città e la Città Eterna. Le fotografie dedicate a Milano non sono molte, ma vi si vedono i paesaggi nebbiosi dal tetto del Duomo, la coppietta abbracciata all’angolo della strada, gli assembramenti di persone riunite ogni giorno in Piazza Duomo per commentare la politica nazionale, Piero Manzoni al bar Giamaica, storico ritrovo degli artisti milanesi, le meraviglie della tecnologia che stupiscono il grosso pubblico alla Fiera Campionaria. In una teca sono esposte alcune foto che Di Paolo ha scattato nel 1958 ad un’allora giovanissima Carla Fracci, un reportage originale che riprende la prima ballerina de “La Scala”, fresca di nomina, sia nella casa paterna che durante le sue esercitazioni alla Scala; da queste fotografie, scaturisce il ritratto di una ragazza semplice che ha mantenuto la sua genuinità pur avendo raggiunto “il sogno della sua vita”.

La parte più corposa è però costituita dalle 110 fotografie in bianco e nero realizzate nel 1959 durante il lungo viaggio in automobile assieme a Pier Paolo Pasolini, seguendo le coste italiane da Ventimiglia a Trieste, ed esposte nella mostra: “La lunga strada della sabbia”.

Questo racconto, costituito dalle immagini di Paolo Di Paolo e accompagnato dai testi di Pier Paolo Pasolini è stato pubblicato dalla rivista “Successo” in tre puntate durante la stessa estate del 1959. Il contesto storico è l’inizio del miracolo economico, quando gli Italiani si proponevano di dimenticare le miserie provocate dalla guerra. Ogni fotografia è una storia raccontata con cura fotografica e con realismo: sono più di cento le storie che fanno rivivere l’Italia di quel periodo. Anche se gli Italiani sono perlopiù ritratti durante la vacanza balneare, in molte fotografie si contrappone una condizione di povertà legata al recente passato. Nell’Italia dell’epoca coesistono le signorine sulla spiaggia in bikini o a passeggio in pantaloncini nelle località di villeggiatura con donne interamente vestite di nero e coperte da capo a piedi; è spesso evidente la contrapposizione tra i villeggianti scanzonati, disinibiti, emancipati e gli abitanti del posto, tra i quali riconosciamo sia gli emuli dei villeggianti che quelli legati alle tradizioni del paese in cui vivono.

Tra le foto allegate vediamo le quattro belle signore, vestite col pareo “alla moda”, che si stanno truccando e pettinando con ostentazione in riva al mare a Forte dei Marmi; in Maremma il cacciatore riposa, abbracciato al suo cane, sulla barca ferma nel canneto; sulla spiaggia del Cinquale, Pasolini in camicia e pantaloni osserva un gruppo di ragazzi sdraiati in costume, sullo sfondo si vedono le motorette con cui sono arrivati (questa fotografia evoca il film “I vitelloni”); sulla spiaggia di Fregene, il “divo” Walter Chiari si pavoneggia con le sue ammiratrici; su una spiaggia di Napoli un gruppo di ragazzi in costume si pettina davanti allo specchio. Nella fotografia intitolata “La prima volta al mare, Rimini” si vedono due nonni che accompagnano il nipote sulla battigia, i tre personaggi scalzi sono rivolti verso il mare grande e vuoto, sembrano stupiti dalla sua vastità: questo quadretto ci ricorda che in quegli anni una moltitudine di Italiani non aveva mai visto il mare.

Nelle numerose fotografie esposte vi è la descrizione di alcune zone del Sud dove quello che si definiva “il progresso” non è ancora arrivato e l’emancipazione, quando appare, suscita atteggiamenti discordanti: rifiuto o curiosità; vediamo la mamma che fa il bagno ai bambini sul marciapiede dentro una botte tagliata a metà; alcune donne castigate da un abito nero che le copre dalla testa ai piedi sulla spiaggia in Calabria; in una località del Gargano i bambini si affacciano al finestrino per guardare all’interno dell’auto di Di Paolo, si legge nel loro sguardo la curiosità mista ad una velata preoccupazione, allo stesso modo a Messina i bambini in punta di piedi sul molo sbirciano dentro gli oblò del traghetto; a Trani, il padre fotografato di spalle, guarda i novelli sposi mentre si allontanano dopo il matrimonio su una strada deserta e sembra chiedersi: quale strada stanno prendendo?

E’ un documentario fotografico di grande interesse che, nel percorrere tutta la costa italiana, ritrae con grande efficacia una popolazione che attraversa una transizione epocale, con nette differenze tra chi cerca di dimenticare il recente passato per vivere una nuova era e chi preferisce rimanere indissolubilmente legato alla tradizione.

Raccolta immagini

Paolo Di Paolo

Paolo Di Paolo nasce nel 1929 a Larino (Molise) e nel 1939 si trasferisce a Roma dove consegue la maturità classica poi, nell’immediato dopoguerra, si iscrive alla facoltà di Storia e Filosofia. In questo periodo frequenta gli ambienti artistici di Roma e proprio i suoi amici artisti lo incoraggiano a coltivare l’attività fotografica. L’esordio come fotografo avviene mentre lavora come redattore per la rivista “Viaggi in Italia”. Nel 1954 la sua prima fotografia viene pubblicata sul settimanale culturale “Il Mondo” di Pannunzio con cui collaborerà con continuità e successo, realizzando reportage esclusivi riguardanti personaggi ed eventi legati al mondo della cultura; questa collaborazione termina nel 1966, alla chiusura del giornale. Tra il 1954 e il 1956 collabora anche con “La Settimana Incom Illustrata” e nello stesso periodo inizia a lavorare per il settimanale “Tempo”, collaborando con giornalisti famosi. Negli anni Sessanta lavora come inviato in Unione Sovietica, Iran, Giappone, Stati Uniti, oltre che in tutta Europa. Lavora come fotografo di scena con Pasolini durante le riprese cinematografiche di “Mamma Roma” e “Il Vangelo secondo Matteo”. Conclude la sua carriera fotografica collaborando ai servizi di Irene Brin, celebre giornalista di costume, con reportage esclusivi di moda e sul jet set internazionale. Nel 1968 Paolo Di Paolo, deluso dalla deriva scandalistica del fotogiornalismo di quegli anni, abbandona la fotocamera e si ritira vicino a Roma per coltivare studi di Filosofia e Storia. Dal 1970 al 2015 cura progetti editoriali, tra cui il Calendario Storico dell’Arma dei Carabinieri. La sua attività di fotografo viene completamente dimenticata, tanto che anche la figlia Silvia ne è all’oscuro. Il suo archivio fotografico, ordinato e composto di oltre 250.000 negativi, provini, stampe e diapositive, resta per decenni nascosto. Nei primi anni 2000, la Figlia scopre per caso questo aspetto a lei sconosciuto della vita del padre e riporta alla luce questo straordinario archivio fotografico.