Alla ricerca dell’Altrove

© Francesco Comello Alla ricerca dell’Altrove

© Francesco Comello - L’isola della salvezza

Alla ricerca di un “altrove” che cerca di raccontare attraverso l’immaginario occhio della sua anima riflesso nella macchina fotografica. E’ il modo in cui Francesco Comello esce da quella che lui definisce “strada maestra” per tentare sentieri poco battuti e sicuri, ma proprio per questo, certamente più ricchi di fascino. E la fotografia gli restituisce uno spazio di libertà che lo ha sedotto profondamente.

Ha cominciato la sua ricerca in Russia. Grazie ad una persona che lo ha introdotto e accompagnato dentro questo mondo. Ed è stata un’attrazione fatale. Sono seguiti i viaggi in Bolivia e a Cuba. Sempre alla ricerca di realtà poveri di beni materiali, ma ricche di umanità. Ogni viaggio è vissuto intensamente, senza sprecare un minuto di tempo. Nel suo racconto fotografico il tempo assume una sua specifica rilevanza. Per cui viaggia nei luoghi senza porsi limiti. Così da seguire le vicende nel loro scorrere del tempo. E’ in questo modo vive in prima persona le storie che racconta, alla ricerca di un’intimità e dell’empatia nel rispetto dell’ambiente che lo circonda.

Nella maggior parte dei suoi viaggi è partito senza preparazione o progettazione definita. Partire impreparato, con una visione delle cose priva di pregiudizi. Mantenere un atteggiamento puro, incontaminato, come quello di un bambino che va alla scoperta del mondo senza porsi troppe domande.

Tutti questi elementi li troviamo nei suoi lavori. Ne “L’isola della salvezza” dove documenta la comunità vicino a Yaroslav, in Russia, fondata da un prete ortodosso seguendo i principi del Vangelo e dei santi padri. Un contesto nel quale, ci racconta l’autore, “i valori supremi sono Dio e la patria. Un’Utopia educativa fuori dal mondo ma immersa nella storia, dove l’impegno di tutti per un cambiamento individuale e crescita armoniosa mantiene viva la speranza”.

In “Bolivia, diario di un fotografo visionario”, il racconto di Francesco Comello si arricchisce di una visione sulla sorte dell’uomo: la morte fa parte della vita e ogni evento assume un valore relativo nell’umana esistenza. Raggiungere le piccole comunità di lingua Aymara e Quechua, laddove i campesinos sopravvivono di un’agricoltura di sussistenza e di attività estrattiva non è semplice. In questi luoghi il tempo è sospeso, fra gironi danteschi di vecchie miniere, il marasma di carceri gigantesche e isole di speranza per bambine prostitute.

Ci racconta Barbara Tutino nella prefazione del libro fotografico “Yo soy Fidel, Francesco Comello, “è sulle tracce lasciate da un noto giornalista italiano, che a Cuba visse gli anni della rivoluzione, dalla crisi dei missili agli anni delle rivolte studentesche e operaie europee. Saverio Tutino invia articoli e réportages e scrive libri da Cuba, ma a Comello interessano le tracce che Saverio Tutino lascia nelle lettere a sua figlia Barbara, che a dieci anni considera Cuba una seconda patria, perché ci abita il suo papà. Per i suoi diciotto anni, finalmente Saverio accompagnerà Barbara a Cuba, dove una realtà meno idilliaca del suo immaginario non basterà a scalfirne il mito”.

Le immagini di Francesco Comello lasciano spazio all’immaginazione. La forma estetica che utilizza, lascia spazio ad altri piani di lettura in cui si viene attratti da atmosfere avvolgenti e a volte misteriose.

La sua formazione come disegnatore è leggibile: la forma è di fondamentale importanza. Permette di leggere l’immagine attraverso un linguaggio comprensibile, fatto di bellezza ed equilibrio formale che consenta alle sue immagini di comunicare sensazioni. Lo sviluppo temporale nella fase di ripresa è altrettanto importante. Non a caso Francesco Comello, citando lo scrittore Ray Bradbury, a chiosa del suo lavoro “Bolivia, diario di un fotografo visionario”, parla di un grande orologio che come un mulino, “setaccia i grani del tempo, quelli più grossi dei secoli e quelli più minuscoli degli anni, fino ai chicchi piccolissimi delle ore e dei minuti (…) spargendo ai quattro venti il polline del tempo”. E’ il tempo che lo aiuta a trovare l’Altrove che cerca, a decodificarlo e a trasmetterlo in modo coinvolgente, a materializzarlo nelle sue visioni.

Francesco Comello

Francesco Comello

Francesco Comello è nato a Udine nel 1963. Dopo aver frequentato la Scuola d’Arte, comincia a lavorare nel campo della grafica pubblicitaria e dell’illustrazione. Si avvicina alla fotografia e comincia a sviluppare dei progetti personali. Ha esposto i suoi lavori in numerose occasioni, tra cui una mostra personale alla Galleria San Fedele a Milano, nel 2013. Finalista in diversi premi internazionali, nel 2011 riceve il Premio speciale del pubblico di Portfolio Italia. L'isola della Salvezza è il suo ultimo lavoro.