A spasso nel tempo con Nino De Pietro

© Nino De Pietro 1960 - A spasso nel tempo - Mi. Omaggio a Mario Sironi": un edificio industriale Collezione: Archivi Alinari- Archivio De Pietro, Firenze

© Nino De Pietro 1960 - A spasso nel tempo - Mi. Omaggio a Mario Sironi: un edificio industriale - Collezione: Archivi Alinari - Archivio De Pietro, Firenze

Nino De Pietro, socio del Circolo Fotografico Milanese dagli anni ‘50 alla fine degli anni ‘70 è morto nell’agosto del 2021 all’età di 100 anni. La sua figura di fotografo presenta diverse sfaccettature che rendono interessante la sua attività soprattutto alle generazioni di fotografi più giovani.

I suoi primi lavori degli anni ’50 risentono di una forte impronta neorealista ispirata dal cinema di Roberto Rossellini, Vittorio De Sica e Luchino Visconti. In questo periodo gira per le strade di Milano alla ricerca di scorci non convenzionali; privilegia le zone un tempo considerate periferiche come ad esempio quelle dei navigli, i cortili delle case di ringhiera o anche i luoghi dove erano ancora presenti le tracce delle incursioni aeree della seconda guerra mondiale.

Nella sua indagine accurata le persone compaiono spesso, ma per lo più riprese nel contesto dei luoghi frequentati: lavoratori, bambini che giocano in strada, le celebri lavandaie dei Navigli, ma anche personaggi famosi come ad esempio l’attore milanese Piero Mazzarella ritratto in un cortile dell’Alzaia Naviglio Pavese. Il suo stile è prettamente documentaristico, non disgiunto però da una vena formale che indugia in inquadrature di ricerca “artistica”. Tuttavia par di notare un certo leggero distacco dell’Autore, come se il fotografo volesse porsi al di sopra delle parti: non voler dare maggior peso alle persone né prestare maggior attenzione per i luoghi, come a bilanciare in misura equanime le diverse componenti dell’immagine.

La sua visione neorealistica lo porta a misurarsi con ambienti diversi da quello milanese, come ad esempio nel caso dei pescatori campani.

La fase successiva è dominata dall’utilizzo del colore al posto del classico bianconero che in quegli anni dominava nella fotografia di reportage. L’evoluzione è stata probabilmente influenzata anche dal suo lavoro alla Kodak con la qualifica di Photographic Promotion Specialist. In questo periodo usa soprattutto le pellicole invertibili Kodachrome ed Ektachrome, mentre per gli scatti in bianconero adoperava la Kodak Tri X Pan.

Chi lo ha conosciuto al Circolo Fotografico Milanese lo descrive come appassionato polemista a sostegno della fotografia a colori, che, secondo lui, offriva maggiori opportunità di creazione artistica. Viceversa, non era particolarmente partecipe alle attività del Circolo, che in quegli anni vedeva come fumo negli occhi la fotografia a colori e ancora di più la fotografia di ricerca. In effetti gli ultimi lavori che sono ricordati dai soci del CFM degli anni ’70 sono le immagini di manifesti strappati con i quali componeva dei collage surreali.

Nell’ultima fase della sua vita attiva come fotografo e artista, Nino De Pietro lascia il lavoro alla Kodak, abbandona il Circolo Fotografico Milanese e apre uno studio in uno dei luoghi da lui più amati, il Vicolo dei Lavandai, che all’epoca non era ancora diventato un luogo modaiolo e centro della movida come lo è attualmente. Nel suo studio Nino De Pietro alterna la fotografia alla pittura, riuscendo ad affermarsi sia come fotografo sia come pittore.

Le foto presentate da “Il Milanese” provengono dall’archivio della FAF Toscana – Fondazione Alinari per la Fotografia. Sono state privilegiate le foto che documentano la “vecchia” Milano, anche per far vedere come erano i luoghi che oggi appaiono profondamente modificati.

Raccolta immagini

Nino De Pietro

Nino De Pietro

Nino De Pietro (Milano 1921 – Milano 2021) studia Economia all’Università Bocconi di Milano; tra il 1945 e il 1954 lavora alla sede milanese del Banco di Roma. Dal 1954 al 1982 è impegnato alla Kodak di Cinisello Balsamo (MI) con la mansione di Photographic Promotion Specialist. Nel 1955 si avvicina al Circolo Fotografico Milanese e dal 1956 è membro della FIAP (Federation Internationale de l’Art Photographique) che nel 1962 gli conferisce l’onorificenza AFIAP (Artiste de la Federation Internationale de l’Art Photographique) e nel 1979 ESFIAP (Excellence pour services rendus à la cause de la photographie). Pubblica le sue fotografie nelle principali riviste fotografiche specializzate dell’epoca, quali Popular Photography, Ferrania, Progresso Fotografico. Partecipa a concorsi e mostre in Italia e all’estero, ricevendo numerosi riconoscimenti ai Saloni Internazionali di Fotografia della Kodak a Rochester, Londra, Melbourne, Stoccarda e in occasione delle mostre FIAF di Torino (1961). Negli anni ’80 apre lo studio in Vicolo Lavandai nella zona di Porta Ticinese a Milano. Una selezione di sue fotografie è inserita nel libro NeoRealismo. La nuova immagine in Italia 1932-1960, pubblicato nelle edizioni italiana (Admira Edizioni, 2006). Nel 2018 è stata organizzata la mostra Schegge di periferie: il Neorealismo a Milano presso la Fondazione Matalon a Milano con oltre 70 foto di Nino De Pietro. Alcune sue fotografie sono entrate a far parte della collezione del Metropolitan Museum of Art di New York. Ha lasciato il suo archivio alla Fondazione Alinari per la Fotografia, che ne cura la conservazione e diffusione.

La foto di Nino De Pietro è stata scattata dal socio CFM Giovanni Graziani. Come da sua abitudine, Nino De Pietro indossa un foulard al collo.