Vasco Ascolini - Visioni metafisiche

© Vasco Ascolini, Ivry S.S. Paris, 1996 - Fondazione P. Battista

© Vasco Ascolini, Ivry S.S. Paris, 1996 - Fondazione P. Battista

Il Museo Bagatti Valsecchi presenta la prima mostra a Milano dedicata al fotografo italiano del secondo Novecento Ascolini, dal titolo "Visioni metafisiche". Vasco Ascolini incontra Canova, Thorvaldsen e De Chirico”, curata da Antonio D’Amico e Luca Carnicelli.

Le fotografie di Vasco Ascolini sono messe in relazione, formando un dialogo inedito, con opere del passato, come piccole teste marmoree, gessi e quadri. Una mostra che vuole rimarcare la dialettica tra antico e contemporaneo, ricreando nelle sale museali quell’atmosfera metafisica perseguita dal fotografo reggiano e puntando ad estrapolare dalle opere esposte una componente inedita profondamente interconnessa con la più alta espressione estetica.

Il percorso di visita si snoda all’interno delle sale museali dove si può ammirare una selezione di oltre settanta tra gli scatti più significativi di Ascolini, dedicati ad elementi statuari, proposti come frammenti scultorei che animano, con la loro immobilità, contesti desolati. Tema caro all’artista fin dai primi anni Ottanta, quando iniziò a immortalare architetture isolate sospese nel tempo, caratterizzate da metafisici spazi alienati.

I dialoghi metafisici sono il focus di questa mostra: lo stile fotografico di Ascolini si pone in relazione con le tele di Giorgio de Chirico attraverso scatti che enfatizzano una dimensione atemporale scandita da bianchissime sculture marmoree e immensi spazi disabitati.

Il visitatore è così invitato a introdursi nell’eloquente dialogo instaurato tra gli ambienti museali e le opere fotografiche di Vasco Ascolini in un percorso pensato per valorizzare non solo gli scatti del fotografo reggiano, ma anche le numerose opere bagattesche.

Ascolini è un autore importante molto conosciuto e stimato all’estero per la sua personale visione, prima delle opere teatrali e poi delle opere statuarie museali, che rappresenta con uno stile originale e moderno evidenziando i suoi soggetti in un “nero assoluto”.

Fedele al sistema analogico, stampa le sue foto personalmente dando un risalto incredibile ai suoi soggetti, decontestualizzandoli dalla realtà in visioni oniriche. Così le statue emergono dal buio e dalle ombre di altri manufatti quasi acquisendo vitalità in visioni metafisiche di grande impatto emotivo.

Inquadrature originali, con soggetti spesso al limite del fotogramma, al di fuori dei canoni di composizione tradizionale, contrasti estremi, senza mai coinvolgere figure umane viventi, sono la poetica e la cifra stilistica di Vasco Ascolini in questa significativa mostra.

Accompagna la mostra un catalogo edito da Sagep Editori. La mostra rimarrà aperta fino al 3 dicembre.

Si ringrazia per la collaborazione la Direzione del Museo e l’autore, per la concessione della pubblicazione delle foto.

Vasco Ascolini

Vasco Ascolini

Vasco Ascolini nasce a Reggio Emilia nel 1937, dove vive e lavora. Fotografa dal 1965. Dal 1973 al 1990 si è occupato di fotografia di teatro quale fotografo ufficiale del Teatro Municipale “Romolo Valli” di Reggio Emilia. Sue fotografie di genere teatrale si conservano presso il Metropolitan Museum di New York, il MOMA di New York, nell'Artists File del Guggenheim Museum di New York ed in tanti altri Musei di USA, Europa ed altri Paesi. Già dai primi anni ’70 si interessa e fotografa i Beni culturali e luoghi, come i Musei, dove si conserva e si espone l’Arte. Nel 1985 per le sue fotografie di spettacolo gli viene organizzata una grande mostra antologica nei locali espositivi del Lincoln Center di New York. Già dalla fine degli anni ’70 inizia ad occuparsi di fotografia legata ai beni architettonici e museali, sempre conservando la sua “cifra al nero” che lo distingueva già nelle riprese teatrali. Negli anni ‘80, anche in questo nuovo genere, gli vengono conferiti incarichi istituzionali, primo fra tutti quello di fotografare la città di Aosta, che portò ad una mostra corredata di catalogo con un testo critico di Ernst H. Gombrich, in quello che fu uno dei pochi scritti dello studioso dedicati alla fotografia. Ogni incarico sarà svolto mantenendo una visione assolutamente personale e senza condizionamenti. Importantissimo l’incontro con Michèle Moutashar che, conferendogli un incarico per fotografare Arles ed esponendolo nel 1991 ai “Rencontres” gli dà una visibilità internazionale anche in questo nuovo genere. Riceve la Grande Medaglia della Città di Arles. Nel 2000 riceve dal Ministero della Cultura Francese la nomina a “Chevalier de l’Ordre des Arts et des Lettres”. Nel 2007 la Provincia di Reggio Emilia gli dedica una grande mostra retrospettiva nella sua città.