La vita e le opere di Margaret Bourke-White

 © Margaret Bourke-White - Louis Ville, Kentucky, 1937

 © Margaret Bourke-White - Louis Ville, Kentucky, 1937

Grande fotografa e importante pioniera, “una donna di primati”. Così definisce Margaret Bourke-White Alessandra Mauro, curatrice della mostra "PRIMA, DONNA. Margaret Bourke-White" dal 25.09.2020 al 29.08.2021 al Palazzo Reale di Milano. E la sua biografia testimonia in pieno la definizione.

MBW nacque Margaret White il 14 giugno 1904 a New York, nel sobborgo del Bronx. Aggiunse "Bourke", il cognome di sua madre, nel 1927.

Si iscrisse alla Columbia University nel 1921 per studiare biologia, ma rimase affascinata dalla fotografia mentre frequentava un corso alla stessa Columbia. A seguito della morte del padre nel 1922, si trasferì all'Università del Michigan, sempre per studiare biologia, usando la fotografia per sostenere la sua istruzione. Lì incontrò uno studente di ingegneria elettrica, Everett Chapman, e si sposarono. L'anno successivo lo accompagnò alla Purdue University, dove seguì corsi di biologia e tecnologia. Divorziarono due anni più tardi. Si iscrisse poi alla Cornell University e si laureò nel 1927 con un Bachelor in Biologia. Anche alla Cornell, sfruttò la fotografia per pagare le spese universitarie: una serie di fotografie del campus è stata pubblicata sul giornale degli ex studenti.

Dopo la laurea, MBW tornò a Cleveland in Ohio per vivere con sua madre. Intraprese la carriera di fotografa free lance mentre lavorava al Museum of Natural History.

Uno dei suoi clienti fu la Otis Steel Company. Le sue fotografie degli altiforni, incluse le astrazioni geometriche che le permettono le architetture industriali, ne fanno una delle fotografe più apprezzate e tra i primi fotografi a dare rilievo artistico alla fotografia industriale. MBW scatta in ogni condizione: sale sui cornicioni dei grattacieli più alti, sorvola città, si spinge nelle zone più pericolose degli stabilimenti, non si ferma davanti alle alte temperature delle fusioni, resiste a lunghe ore di lavoro in ambienti malsani.

Le sue immagini di fotografia industriale attirano l’attenzione di Henry Luce, caporedattore di Time, che la invita a trasferirsi a New York per collaborare alla fondazione di una nuova rivista illustrata, Fortune.

E’ il 1929, la svolta professionale è compiuta.

MBW viaggia in Germania nel 1930 e fotografa la Krupp Iron Works per Fortune. Nel 1930 è la prima tra i fotografi occidentali a recarsi in URSS, realizzando reportage sull’industria sovietica Nel giro di cinque settimane, scatta migliaia di foto di progetti e lavoratori, documentando il primo piano quinquennale dell'Unione Sovietica.

Henry Luce assunse MBW nel 1936 per un'altra nuova rivista, Life, che doveva essere ricca di fotografie. La sua fotografia della diga di Fort Peck ha onorato la prima copertina di Life il 23 novembre 1936 a simboleggiare il New Deal roosveltiano. Quell'anno, è stata nominata una delle dieci donne più eccezionali d'America. Nel frattempo continua a pubblicare anche fotografie di architettura americana, tra cui la famosa immagine del Chrysler Building a New York City.

Nel 1937 c’è un’altra svolta nella sua vita. Conosce lo scrittore Erskine Caldwell, che nel 1939 diventerà il suo secondo marito (il matrimonio durerà fino al 1942); insieme iniziano un viaggio negli Stati del Sud per documentare la vita di contadini e operai durante la Grande Depressione. Il lavoro origina il libro You have seen their faces sulle tragiche condizioni di vita nelle campagne americane devastate dalla siccità, dalla carestia, dalla miseria.

In quegli anni, sempre per Life è inviata in Europa: viaggia in Germania, Austria e Cecoslovacchia per documentare l’avanzata del nazismo e la guerra incombente.

Nel 1941 torna per la seconda volta a Mosca assieme al marito Erskine Caldwell. I suoi movimenti sono strettamente sorvegliati e fotografa soprattutto la vita cittadina.

Riesce però a inviare sensazionali reportage alla redazione di Life: ritratti di Stalin ripreso con un vago e bonario sorriso (dicono che stesse sorridendo perché a MBW cadde la macchina fotografica!), il primo attacco aereo dei tedeschi sulla capitale del 19 luglio 1941, il bombardamento notturno, i tracciati dei bengala dal tetto dell’ambasciata americana. E’ l’unico fotografo occidentale in città.

L’esperienza vissuta in URSS spinge MBW a un ulteriore balzo in avanti. Rientrata negli USA, impone la sua volontà di diventare reporter di guerra sulla prima linea del fronte. Mai nessuna donna era stata accreditata dall’esercito americano sui teatri di guerra, ma la determinazione della fotografa insieme alla forza di persuasione della rivista Life, la più diffusa sul territorio statunitense, hanno la meglio. Margaret Bourke-White è accreditata al pool fotografico dell’esercito, viene disegnata appositamente per lei un’uniforme che ha sulle mostrine la sigla WC (sic!) (War Correspondant) e viene mandata in prima linea, dove non mancheranno i problemi logistici, essendo l’unica donna tra soldati, marinai, aviatori.

E’ un periodo professionalmente molto fecondo. Il suo obiettivo si ferma sui campi di battaglia, sui momenti di riposo, gli ospedali da campo, i bombardamenti. Fotografa il nord Africa, la lenta risalita dell’Italia diventata un fronte secondario dopo lo sbarco in Normandia.

Io sono qui, sembra essere il suo motto. Gli aneddoti riportati dai suoi biografi riferiscono di quanto poco scrupolo avesse nel disporre cose e persone davanti al suo obiettivo nel modo più eloquente, con lusinghe o minacce e qualche urlo imperioso. Per esempio, in Italia sul fronte di Cassino, si trovò addirittura a dare gli ordini di fuoco a una batteria di artiglieri al posto del comandante, per cogliere il proiettile da 155 mm nel momento esatto in cui veniva sparato.

Soprattutto con la sua pellicola ferma i tragici momenti dell’arrivo degli americani guidati dal generale Patton a Buchenwald. Le immagini dei sopravvissuti, dei volti increduli oltre il filo spinato, dei forni crematori, delle baracche dei lager non sono semplicemente fotografia, ma documenti storici di enorme valore. Ormai la sua fama di fotografa ha raggiunto tutti i continenti ma ciò non la induce a fermarsi ma continua a fotografare in giro per il mondo. I committenti si sforzano di assegnarle servizi pensati appositamente per lei.

Nel 1947 è in Pakistan e in India, nuovo centro di tensioni nel momento della nascita dei due Stati. Intervista e fotografa il Mahatma Ghandi solo poche ore prima che venga ucciso. Nel 1950 è in Sud Africa: descrive l’apartheid e scende più di 2000 metri sottoterra per ritrarre il lavoro dei minatori d’oro. Nel; è in Corea subito dopo la firma dell’armistizio, a documentare la guerriglia e la popolazione civile ancora una volta in guerra. Nel 1952 è in Corea dove realizza quello che a suo dire è il suo scatto preferito: il ritorno a casa di un dissidente sud coreano al quale la madre corre incontro per abbracciarlo. MBW descrive questa foto come un connubio perfetto di umanità e di tempismo del fotografo, in grado di trovarsi nel luogo giusto al momento giusto.

È sempre la prima, sempre più celebrata, ogni suo reportage e ogni libro (in totale ne ha pubblicati 11) un successo. Ma il morbo di Parkinson inizia il suo corso. Nel 1957 firma il suo ultimo servizio per Life. Gli ultimi anni vive ritirata nella sua casa a Stamford in Connecticut, che aveva comprato assieme al marito Erskine Caldwell, con i pochi soldi messi da parte spesi per le cure mediche. Anche in questa tragica situazione contribuisce a produrre un grande reportage. Accetta di essere fotografata durante le operazioni sperimentali di una nuova terapia intesa a combattere i sintomi della sua malattia. Nel giugno del 1959, Life pubblica questa storia che è stata fotografata dal suo amico di vecchia data e collega di Life Alfred Eisenstaedt. Anche questo è un primato particolare e personale, consapevole di mostrarsi debole, invecchiata e impaurita.

Morirà sola, ma non dimenticata, il 27 agosto 1971, per una caduta accidentale dovuta alla malattia. Aveva solo sessantasette anni.

Le opere

La sua biografia ricca e avventurosa racconta la storia di una primadonna che sapeva dove voleva e poteva arrivare: diventare una fotoreporter di successo in un mondo di occhi maschili.

Dopo il periodo della fotografia industriale in cui MBW esalta il poetico all’interno della modernità – emblematica e simbolica del suo stile è una sua frase: “i ponti, le navi, le officine hanno una bellezza inconscia e riflettono lo spirito del momento” – ha iniziato il suo percorso di fotoreporter che l’ha portata ai vertici mondiali e a una solida fama.

Con i suoi reportage MBW ha esplorato molti eventi centrali del XX secolo, dalle disuguaglianze economiche e sociali alla guerra e ai personaggi simboli di un’epoca, diventando un punto di riferimento per tutte le donne impegnate ad affermare le proprie capacità ed espressioni artistiche e le istanze di rinnovamento sociale.

Raccolta immagini

Margaret Bourke-White

Margaret Bourke-White

Margaret Bourke-White (New York, 1904 - Stamford, 1971) è una delle figure più rappresentative e significative del fotogiornalismo, autrice di alcune immagini simbolo del secolo scorso.